Le talpe e l’economia di Repubblica

Food for thought: pochi giorni fa una fonte affidabile mi ha confermato che il sito di Repubblica (economicamente separato dal cartaceo) è in attivo, con i ricavi da pubblicità che coprono i costi.

Avrei giurato che tutte le maggior testate rimpinguassero i rispettivi siti con quanto guadagnano dai cartacei (per il Fatto Quotidiano è così, come ricordava Peter Gomez), e invece no. A questo punto posso immaginare che qualcosa di simile valga anche per il Corriere.

La cosa mi sorprende, soprattutto considerando che i siti delle due corazzate sono ormai dei mostri policefali in cui si trova di tutto. Persino qualche notizia, ogni tanto, e però ben sepolta fra cinema-giornali-affitti-tv-gossip-cucina-vini-motori-lavoro-gattini-donnine. Basta vedere la differenza con il Times (si parva licet) per capire che i modelli economici non potrebbero essere più diversi. Ma quanta differenza – in termini economici – fa l’autorevolezza rispetto alla fiera dei contenuti random?

Sia quel che sia, per spiegare questo risultato economico mi vengono in mente tre cose:

1) Una parte significativa di questo esercito di roba viene generata a costi zero (i soliti stagisti-cattivoni-affamatori-del-popolo-che-lavora-e-ci-ha-la-partita-iva) per cui più ce n’è meglio è. Tanto son tutti clic a sbafo;

2) Un’altra parte dei contenuti viene pagata da chi la produce, ed è a tutti gli effetti pubblicità/promozione/whatever you may call it;

3) La pubblicità vera e propria. Qui la questione è più complicata. Sappiamo che l’advertising in rete rende poco, pochissimo (non sto neanche a linkare fonti, la cosa è ovvia). Anche gestendo siti con milioni di visualizzazioni non è che ci sia da comprare jet e ville con piscina. Ovviamente non ho alcun modo di sapere quanto vengono pagati i pregevoli banner su Repubblica, né starò qui a confutare la tesi secondo cui Repubblica è un giornale autorevolerrimo e che per questo i suoi inserzionisti fanno a schiaffi per comparire. Certo però è possibile che le pubblicità vengano sovrapprezzate, e anche di parecchio. Questo potrebbe spiegare molto, ma in realtà non sarebbe nulla di nuovo. Il classico giochetto del capitalismo all’italiana: you scratch my back, I scratch yours.

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2 thoughts on “Le talpe e l’economia di Repubblica

  1. La gestione multipiattaforma (web+carta) è una chimera in Italia.
    Dall’esterno si fa veramente fatica a capire perché due unità dello stesso gruppo editoriale tendano spesso a farsi concorrenza più che a collaborare. Per di più chi viene spostato dalla carta al web vive il trasferimento come una retrocessione, invece di ringraziare il fato che ha salvato lo stipendio.

    Di tutto ciò parla molto bene Alessandro Gazoia nel suo libro “Il web e l’arte della manutenzione della notizia”, presentato al festival del giornalismo di Perugia.
    http://www.amazon.it/larte-della-manutenzione-notizia-ebook/dp/B00BO7EGF8

    • Buffo, pensare che fino a qualche anno fa online e cartaceo erano uniti. Solo di recente si è deciso di gestirli separatamente. Comunque grazie della segnalazione, non conoscevo il libro.

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