South Dakota, monitoraggio civico & io

Pochi giorni fa è stato presentato Monithon, un’iniziativa indipendente (cui ho partecipato) per il monitoraggio civico dei progetti UE in Italia. Non si è capito nulla? Perfetto, era fatto apposta per continuare a farvi leggere.

Era una notte buia e tempestosa nelle praterie del South Dakota… No, non è vero. In realtà ero a Perugia per il festival del giornalismo, era il 27 maggio e faceva anche un bel caldo (e ci saranno poi delle praterie in South Dakota? Non ne ho idea, ma faceva atmosfera). Dopo quattro giorni di full immersion in panel esoterici del tipo “the Twitter API for journalists” era arrivato l’evento che mi incuriosiva di più: l’hackathon su open data e accesso.
Come da programma i partecipanti vengono divisi in gruppi che entro fine giornata dovranno produrre… cose (altri dettagli in arrivo). Il sottoscritto, insieme alla prode Cristina Tognaccini, si trova a lavorare con Luigi Reggi, Alice Corona, Andrea Zedda e Chiara Ciociola. Il buon Luigi, nei cinque minuti di tempo libero al giorno che gli restano quando non spamma su Twitter, è responsabile di OpenCoesione, un portale che consente al pubblico di verificare con grande dettaglio come vengono spesi i fondi europei per la coesione.

Si tratta – per dirla con i francesi – di un gran pacco di soldi (quasi 100 miliardi di euro per il 2007-2013), le cui informazioni possono essere utili sia ai cittadini curiosi che vogliono vedere quanto è costata la variante fra Abbiategrasso e Roncobilaccio (nomi di fantasia), sia per i giornalisti, che se dovessero scrivere di tutti gli sprechi di soldi pubblici avrebbero bisogno di un supplemento giornaliero a mo’ di Enciclopedia Britannica.

Ma che c’entra questo con il nostro incontro a Perugia? C’entra, c’entra. Perché Luigi, spiegandoci tutta questa roba, ci racconta che il suo portale viene ancora usato molto meno di quanto dovrebbe. Come invogliare i cittadini a usare questi dati per trasformarli in civic guardian dei fondi europei?
Facciamone una mappa”, è l’idea, “in cui ogni cittadino possa andare a cercare le opere più vicine o importanti, e poi scrivere un report sullo stato dei lavori. Nessuno meglio di chi ci vive accanto può sapere se i fondi vengono spesi bene e in modo efficiente, oppure sprecati senza nessun risultato concreto”. (E – opinione del sottoscritto – può anche essere un modo per riavvicinare i cittadini a quest’Europa che dalla crisi in poi sta perdendo un [bel] po’ di pezzi di strada.)
Decidiamo allora di usare una piattaforma Ushaidi, un progetto open source per realizzare delle crowd map, ovvero mappe in gran parte compilabili dagli utenti. Un esempio è il progetto Strade Sporche, in cui si può segnalare lo stato delle strade italiane in tempo reale: basta una foto – anche direttamente dal cellulare con l’app dedicata per Android o iPhone – e una breve descrizione.

Ci mettiamo sotto a lavorare, e a fine giornata riusciamo a produrre un abbozzo del nostro progetto finale (che insieme agli altri lavori è stato raccontato da Andrea Nelson Mauro qui). Ecco, per non farlo sembrare un understatement preciso che quest’ultima frase di 185 caratteri riassume qualcosa come 10 ore di lavoro consecutive (dai, facciamo 9 per la pausa pizza), e che alla fine avevamo le orecchie che ci fumavano. Va anche detto che è anche stata una delle cose più divertenti che ho fatto negli ultimi tempi (che culo, direte voi. Ma insomma, de gustibus…).
Comunque, nei giorni successivi abbiamo continuato a scremare database (memorabile il momento in cui ho cercato di aprire un file di testo da 1,1 gigabyte e 1 milione e mezzo di righe di excel: fatevelo raccontare dal mio computer, appena esce dal coma), cercare i progetti giusti, importarli nella piattaforma, aggiustare qui, sistemare lì, varie ed eventuali. E il risultato di tutto questo è Monithon, presentato il 29 maggio scorso in un workshop al Forum PA 2013, e ancora abbastanza work in progress. Ma la sostanza c’è (perciò reportate, reportate tutto!).

Last but not least, non posso esimermi dal segnalare la performance della nostra inviata speciale Chiara Ciociola, che al Forum PA si è collegata in diretta streaming da una scuola di Bari per mostrare dal vivo come si fa un report. Sprezzante del pericolo (che in questo caso consisteva soprattutto in una temibile connessione a Internet a singhiozzo) ha spiegato con chiarezza tutto quel che c’era da spiegare, guadagnandosi la stima imperitura degli altri membri del gruppo. Kudos.

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2 thoughts on “South Dakota, monitoraggio civico & io

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