Frenitalia, la mappa dei treni che non arrivano mai

di Davide Mancino – per la fondazione <ahref
(qui il post originale)

L’inchiesta Frenitalia è il risultato di quasi un anno di lavoro.

L’idea mi è venuta chiacchierando con dei colleghi al Festival del Giornalismo di Perugia, nel 2013. Si parlava di treni, e come succede sempre quando si parla di treni tutti hanno una storia da raccontare. A chi era capitato di passare una notte in carrozza, chi aveva un controllore come miglior amico o arcinemico, chi aveva accumulato talmente tante ore di ritardo che ormai, in una specie di sindrome di Stoccolma, diceva: “È vero non sono un gran che, ma può sempre andare peggio, no?”.

Dopo una settimana passata a seguire lezioni di data journalism vedevo numeri ovunque, così gli ingranaggi hanno cominciato a girare e mi sono chiesto: “Ma al di là degli aneddoti, ci sarà un modo per capire se i treni italiani funzionano bene o male?”. È sempre così: si parte da una domanda innocente e si finisce per passare mesi a fare ricerche.

Così salta fuori che di dati ce ne sono pochissimi, o comunque non sono disponibili, e anche quando sono disponibili sono molto generici. “Queste informazioni non te le daranno mai”, mi ha detto una fonte. Tutto per un servizio che – non dimentichiamolo – è e resta pubblico, dunque pagato dalle nostre tasse.

Nei panni di un lettore, in realtà, la domanda era semplice: “Non mi interessano statistiche né formule complicate. Io di solito vado dal punto A al punto B. Posso sapere se i treni in questa tratta sono puntuali oppure no?”.

Più in là mi sono iscritto alla Data Journalism School (organizzata da Fondazione Ahref e ISTAT) e ho pensato di sottoporgli questo progetto. L’idea gli è piaciuta e mi ha consentito di frequentare il corso senza pagare l’iscrizione, a condizione di pubblicare per loro i risultati.

Il fondamento dell’inchiesta è stato il sito Viaggiatreno, di Trenitalia, in cui ciascuno può inserire il numero del proprio treno e vedere se è puntuale o meno. Un amico programmatore, Francesco Zarrelli, è stato così gentile da scrivere per me uno scraper e questi sono stati i primi due mesi: lavoro, test, nuove modifiche, altro lavoro, nuovi test.

Poi è arrivata la parte più noiosa: far girare il programma per tre mesi – ogni giorno – dal 12 settembre fino al 10 dicembre, così da poter analizzare il maggior numero di dati possibili per un certo numero di corse. L’ideale sarebbe stato farlo per tutti i treni, ma presto ci siamo resi conto che avrebbe richiesto un sforzo molto al di là delle nostre possibilità tecniche.

Raccolti i dati li ho elaborati, cercando di presentarli nel modo più semplice e interessante possibile: da qui l’idea di una mappa e di un lavoro che ha la struttura del long-form journalism – sulla scia (in piccolo, s’intende) di webdoc come Snowfall del New York Times.

Come ho ricordato nell’articolo, i dati raccolti vanno presi con il giusto grado di scetticismo che dovremmo avere verso qualsiasi cosa leggiamo. Sono stati raccolti e studiati al meglio delle mie possibilità e competenze, ma – lo sottolineo – non si tratta di uno studio scientifico. Esiste sempre un margine di errore, tanto più se si tratta di un esperimento (almeno a mia conoscenza) mai tentato in Italia. Il mio invito è prendere questa inchiesta come una base per fare di più e meglio in futuro.

Perché fare una cosa del genere? Ho realizzato Frenitalia per mostrare che l’apertura dei dati al pubblico può creare un ecosistema informativo nuovo, più adatto alla società complessa in cui viviamo. Le informazioni esistono, possono e devono essere raccontate, se vogliamo che le cose cambino.

Alla fine della fiera però lo scopo resta lo stesso: realizzare quella che è sempre stata una delle promesse del giornalismo – un cittadino informato è un cittadino migliore. Come scriveva Luigi Einaudi, la necessità è sempre quella di “conoscere per deliberare”.

Buona lettura.

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